Elly e tutto il PD urlano per i tagli - che non ci sono stati - alla Sanità.
Sono stati i governi del e con il centro sinistra a tagliare negli anni passati.
È stata una necessità perché la sanità è la vera voragine dell'amministrazione pubblica.
Nelle regioni è la voce di spesa prevalente. Per la Sardegna incide per un buon 50/60 %
Nel bilancio nazionale invece è di circa il 15%.
Quasi tutte le regioni sono in sofferenza.
Il problema principale, pare, sia la carenza di personale sanitario. Per quel che riguarda i medici ci sono due linee di pensiero. Da una parte chi dice che gli stipendi pubblici siano bassi e quindi si preferisca lavorare per i privati; dall'altra che si siano sbagliati i conti in passato sul numero di studenti da ammettere alla facoltà di medicina col numero chiuso.
Se fosse una questione di soldi sarebbe eventualmente l'aggravarsi della spesa sanitaria sempre più fuori controllo.
Io ritengo che il problema profondo sia da riportarsi a tutto ciò che è pubblico.
Un buon amministratore - ma qualunque dipendente - pubblico deve essere prima di tutto onesto, deve avere coscienza del valore del proprio lavoro e deve essere diligente.
Invece la percezione - e la comodità intoccabile - del pubblico impiego è della sufficienza in primo luogo.
Infatti spesso sono divisi in due categorie: quelli che lavorano poco o niente e quelli che si sobbarcano tutto il da farsi. Meno controlli, meno responsabilità = meno lavoro.
Capita meno a una parte del personale sanitario, quelli dell'emergenza, del quotidiano: infermieri, insegnanti, forze dell'ordine.
I colletti bianchi invece possono nascondersi e dare quel minimo che non porti al licenziamento. Anche perché arrivare a quello, nel pubblico, è quasi utopia.
Ovvero è una macchina inefficiente e con pochi controlli.
I controlli diventano difficili e evanescenti alla voce "spese" e investimenti.
In tanti anni si è provato a porre paletti di ogni genere nelle gare d'appalto, cambiando criteri e modi di selezione. I trucchi e gli accordi sottobanco, magari fra gli stessi fornitori, si trovano sempre.
Occorrerebbero dei controllori ma la catena sarebbe solo allungata di qualche maglia: chi controlla i controlli?
Dovrebbe farlo l'assessore, ma la sua vita politica è spesso breve e non può materialmente controllare ogni voce. Lo dovrebbero fare i Manager delle ASL, anche loro "precari" spesso sono "l'anello debole", ovvero quelli che: prendo il più possibile prima che mi caccino sperando di non farmi arrestare.
Queste ultime sono scelte politiche non sempre orientate dall'effettiva capacità e dal rigore morale delle persone.
Quindi il fiume di soldi continua a fluire non sempre nella giusta direzione.
La scelta di una sanità gratuita - o quasi - per tutti è idealmente la scelta giusta. Una popolazione più sana comporta enormi vantaggi.
Certo ci sono le cassandre che prefigurano un fallimento di questo modello per insostenibilità e quindi un ritorno - dolorosissimo anche nell'eventuale passaggio - a quella privata, di tipo americano con le assicurazioni di cui si conoscono bene i limiti.
Costi alti, conti astronomici, riservata a solo una parte della popolazione, interesse al risparmio delle Assicurazioni con pretesti e buona fetta della popolazione che non può permettersi le cure per non rischiare di finire sul lastrico.
Allora restano i CONTROLLI e il rigore nella scelta dei manager.
Per la Sardegna sarebbe inoltre necessario una riorganizzazione seria, puntando a dei poli d'eccellenza e non disperdendo in tanti piccoli e spesso vuoti ospedali.
Certo c'è un problema cronico: i trasporti. Arrivare a Cagliari da qualche paese distante solo 60-70 chilometri può essere un'impresa si ore, con strade provinciali pericolose e una - l'unica - superstrada 131 sempre oberata di cantieri.
Non credo che l'interim di Alessandra Todde per la sanità sarà la soluzione. In attesa c'è Desirè che non risolverebbe nulla ugualmente.
Commenti