Tremila manifestanti hanno sfilato a Milano contro le Olimpiadi in corso.
Dobbiamo prenderne atto.
Perché? In che modo?
Siamo ora consapevoli che non tutti gli italiani approvano questa manifestazione. Non ne sappiamo la reale consistenza ma ci sono.
Tremila persone disposte a perdere una giornata trascinando striscioni e cartelli non sono poche.
Però finisce qui. Le Olimpiadi sono in corso di svolgimento, non si possono fermare, non si può cambiare nulla.
dai dati pare che siano gradite a moltissimi e seguite con assiduità in tv.
Danno lustro al nostro Paese e stanno avendo anche una ricaduta economica: tutte le stazioni sciistiche sono piene. È facile pensare che la bellezza dei luoghi porti nuovi turisti e quindi ossigeno per l’economia.
Sono somme che si tireranno alla fine e negli anni successivi. Il mio parere, che conta poco, è che sono una cosa buona. Il prestigio di una nazione ha bisogno anche di questo.
Le obiezioni dovevano farsi prima.
Ci sono state, infatti. La sinistra dopo aver proposto la candidatura dell’Italia, ha iniziato a fare mano contraria dopo aver perso le poltrone di governo. Hanno detto di tutto, spreco di soldi, inutili passerelle, governo non in grado di gestirle, i lavori non finiranno in tempo.
Molte, cazzate, sono state ampiamente smentite, Per la ricaduta economica si saprà più avanti, mentre Schlein & C fingono di non ricordare.
Sono rimasti gli antagonisti quelli che amano passeggiare per la città con i cartelli, alcuni ridicoli come: “liberiamo le nostre montagne “ incoscienti del fatto che Cortina è una e l’Arco Alpino piuttosto esteso.
Però è giusto, esistono pensieri diversi e i social non sono abbastanza per esibire il dissenso.
Per i tremila - sempre di una stessa area, forse sempre gli stessi, come quelli che vedo a Cagliari - non basta passeggiare per mostrare le proprie idee: devono , dico, devono sfidare le forze di polizia e sfasciare un po’ tutto.
Tirando le somme possiamo dire che:
- Non a tutti piacciono le Olimpiadi
- La maggioranza le gradisce
- L’organizzazione ha funzionato
- Sono gradite a tanti, ben più di quelli scesi in piazza
- Le piazze sembrano diventate la valvola di sfogo per una parte politica che mai sarà maggioranza nel paese.
Certo per i disordini - , oramai una costante -ci sono responsabilità chiare.
La prima responsabilità in senso lato è quella del PD, che, ora più che mai, non riesce a liberarsi di tutta l’ala estrema. Elly oggi è una estremista e non disapprova chi, dalla sua parte giustifica e quindi appoggia i violenti.
A questo si aggiunge la frustrazione per aver perso gli scranni con la campagna d’odio verso un governo di destra.
Si è visto e sentito di tutto, sia in televisione che proprio nelle manifestazioni. Minacce di morte, body shaming, insulti d’ogni genere. Nessuno a sinistra si è indignato, salvo qualche voce isolata fuori dai partiti o di poco conto .
Chi ci ha messo il carico pesante è il dinosauro Landini - a cui non dispiacerebbe un’Italia di tipo sovietico- invocando , diverse volte, di “rivolta sociale": la violenza è questo. Dimentico che abbiamo comunque un Governo eletto democraticamente e le elezioni ormai prossime. Lui vuole la sollevazione di popolo! Belli i tanti scesi in piazza per Gaza - il cui effetto è stato pari a zero - belli i manifestanti di Torino per Askatasuna. “Le violenze sono la conseguenza di uno Stato fascista e oscurantista, che vuole negare le libertà“, perché non appoggiarli?
Gli italiani intanto guardano individui mascherati aggredire i poveri poliziotti colpevoli solo di far il loro dovere. Faranno le loro considerazioni l’anno prossimo nelle urne, dopo aver sentito Bonelli, Boldrini, Conte sventolare la bandiera antifascista e supportare di fatto le violenze.
Già, ma cosa vorrebbero i manifestanti? Cosa vogliono Bonelli e la Boldrini?
Ora vogliono mettere in crisi il Governo, magari provocare una grande manifestazione di piazza - che non sarai mai maggioranza- per richiamare tutta la loro area alla rivolta. Poi vogliono intimidire il voto: se non governiamo noi saranno guai, una minaccia seria e concreta che si evidenzia proprio nelle recenti manifestazioni.
Niente di democratico. Le proposte politiche stanno a zero o sono, direi, letali per il paese. In un mondo che si sposta a destra, restano queste aree nostalgiche della bandiera rossa falce e martello, dell’uguaglianza forzata, del terzomondismo peloso e pericoloso il tutto mascherato da “difesa dei deboli e dei diritti” mentre niente di questo si realizzerebbero. Pochi giorni fa un esponente di “Podemos” in Spagna, urlava di voler “sostituire “ l’intera popolazione spagnola con nuovi migranti, certa che “sarebbero migliori” e che la penserebbero tutti come lei…
Così la Boldrini, che "l’orda di migranti" che non vuole né limitare né controllare, chiama “portatori di una nuova cultura, che sarà la nostra”. Poco importa se a prevalere sarebbe una religione oscurantista e retrograda - omofoba, misogina e illiberale- come l’Islam, buttando nel cesso millenni di cultura occidentale. Cultura che sembra non appartenere all’ex presidentA della Camera dei Deputati.
Ecco oggi l’Italia, il parallelo fra i violenti attuali e le BR ci sta, perché oggi Elly Schlein ha portato il PD a una alterativa estrema improponibile e perdente. Ovvero manca come allora un’alternativa possibile. Allora servono vie spicce, metodi che non passano per le scelte degli italiani nella convinzione d’aver assolutamente ragione, anche contro la democrazia e il voto contrario.
Ci sono delle voci a dissenso nel PD, sono oggi minoritarie perché la segretaria sta facendo sempre più terra bruciata intorno a se circondandosi di fedelissimi. L’anticamera per l’inferno, secondo me. Il declino di un partito che si riverserà i consensi quando una voce autorevole e forte verrà fuori. Oppure nel caso che la rivolta interna vinca con tanti tanti schiaffi elettorali per la signorina svizzera.
Perché gli italiani hanno diritto alla democrazia, devono aver diritto di far governare coloro a cui hanno dato la fiducia, hanno diritto d’avere una vera alternativa possibile e concreta e non una banda di pagliacci che non ne fa e non ne ha fatto una giusta, come il caso del M5S.
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