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La Nazionale fuori dal Mondiale

 Non sono esperto di calcio. Anzi in verità, oltre a non piacermi, non capisco questo calcio moderno.

Già, sono vecchio. Ho visto Riva, Rivera, Mazzola, Baggio e Pirlo.

Fino al mondiale 2006 certe cose mi parevano chiare. Vedevo chi sapeva fare e chi no. Oggi è più complicato.

Però leggo e parlo con qualcuno più addentro al mondo del calcio. Conosco inoltre altre situazioni, alcune evidenti altre meno della Pallavolo e della Pallacanestro.

Molto più della pallavolo avendo rincorso quella palla per aria per 40 anni dentro e fuori dal campo.

Il volley ha avuto dei momenti di svolta decisivi che hanno fatto maturare tutto l'ambiente. 

Il primo è stata la medaglia d'argento ai mondiali di Roma del 1978. Qualcuno si e accorto del mio sport e ha deciso di portarlo avanti. Anderlini. Pittera e altri hanno iniziato a diffondere il verbo giusto nell'ambiente.

Uno più curioso ma non meno decisivo: un cartone animato giapponese: Mila e Shiro. Le ragazze sono impazzite e oggi superano di gran lunga il numero di maschi fra i praticanti. In questo c'è anche un piccolo rovescio della medaglia: ho sentito ragazzi scartare la pallavolo perché "gioco da donne".

Il terzo, decisivo è stato Julio Velasco; con tutte le sue vittorie mondiali e ha costretto tutti a seguirlo. 

Nella pallavolo oggi, ma già da tempo, la scienza è di casa. Allenamenti personalizzati studiati scientificamente per la massima resa. Così come la psicologia, tanto cara a Julio.

L'Italia, di questi tempi, non ha solo vinto i mondiali maschili e femminili ma ha sparso grandi allenatori per il mondo ai massimi livelli. Andrea Giani ha vinto le ultime olimpiadi da allenatore della Francia; Santarelli era l'allenatore della Turchia avversaria dell'Italia nella finale mondiale.

Abbiamo una scuola importante e la stiamo esportando. Se la dirigenza resterà illuminata e coerente vinceremo ancora e comunque staremo ai massimi livelli.

Nel basket invece le cose sono molto diverse. Ci sono molti praticanti ma le squadre di vertice se la giocano solo con gli stranieri, in particolare con gli americani, cambiati come si cambiano le mutande sporche. Capita troppo spesso che le squadre di serie A arrivino a fine campionato con una rosa stravolta con alcuni italiani quasi spettatori.

Sul calcio invece ritengo che l'errore sia alla base. Hanno ancora un buon richiamo di praticanti ma solo quelli che mostrano subito qualche dote vengono presi in considerazione, gli altri subito scartati o trascurati. Si perdono così gli atleti un po' tardivi che possiedono doti non percepibili all'istante. Nelle piccole società si pensa subito al denaro quindi a vendere l'atleta promettente.  

Si sottovalutano gli allenatori di base non all'altezza e non specifici. Cosa comune anche in altri sport in cui i ragazzi vengono affidati a persone con poca esperienza non adatti ai giovani. Invece è proprio all'inizio che si ha bisogno di supporto psicologico e giusta esperienza.

A guardare le giovanili poi, si capisce come gli atleti vengano cercati in giro per il mondo nella speranza d'aver pescato un Jolly 

La Nazionale di calcio è lo specchio di questo: non ci sono campioni, tanti bravi giocatori ma nessun Totti, nessun Del Piero, nessun Gigi Riva. Salvo il portiere, ma anche in quel ruolo, anni fa eravamo i primi con molte eccellenze. Oggi molti portieri in serie A non hanno cognomi italiani.

L'allenatore Sacchi diceva che per una squadra sono fondamentali i portatori d'acqua meno dotati. Verissimo ma senza i campioni difficilmente arrivi in cima. Altrimenti deve realizzarsi una condizione di insieme di squadra impossibile con queste premesse.

Allora probabilmente non serve rifondare dalla "testa" ma dalla base, dalle scuole calcio. Da un approccio più scientifico degli allenamenti; da una preparazione altissima degli allenatori dei ragazzi e ragazzini.

Certo gli stranieri che tolgono spazio ai giovani italiani sono una realtà ma, con tanti praticanti e una buona scuola, i campioni verrebbero fuori lo stesso.

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