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Un giorno di grande Travaglio

 Ricordo i giorni in cui Marco Travaglio, ma anche Roberto Saviano, citavano gli atti d'accusa, non dei processi o delle sentenze ma delle indagini come il Vangelo.

Per anni hanno ripetuto alla nausea: "è negli atti d'accusa del magistrato", come se fossero sentenze definitive.

Poi è arrivato il caso della grazia a Nicol Minetti e l'assoluzione definitiva di Berlusconi: non era colluso con la mafia.

Di questo hanno scritto libri -  sempre citando gli atti delle indagini e le tesi dei PM - su come Berlusconi avesse fatto uccidere Falcone e Borsellino e persino attentato alla vita di Maurizio Costanzo. Le tesi di accusa partivano da alcuni anni prima della discesa in politica di Silvio sostenendo anche che avesse fatto promesse alla mafia da veggente, già certo di vincere le elezioni è diventare primo ministro quando ancora non era iniziata "Tangentopoli".

Pagine e pagine di insulti assolutamente certi delle tesi accusatorie.

Ora tutto è diventato passato in pochi giorni. Come uno schiacciasassi, una sentenza - l'ennesima  - ha sepolto il direttore de Il Fatto, sono palate di merda.

Negli stessi giorni la magistratura smontava le accuse, riportate sul quotidiano per fondi di gabbiette, contro Nicol Minetti e la grazia concessa.

Dopo quei giorni, la sacralità della magistratura e sparita. Dopo aver santificato i magistrati, definendoli di fatto infallibili e negando possano avere qualunque responsabilità sui loro atti con l'adesione al "No" al referendum, ora Travaglio, impenitente, non solo se la prende con i magistrati che gli danno torto ma chiede addirittura le loro scuse.

Per Belusconi, invece d'ammettere d'aver sbagliato invoca nuovi processi possibili dopo 30 anni.

In tutte queste invettive veniva supportato dalla stampa di sinistra e dal compagno, di merende, Ranucci.

Nessuno ha fatto "mea culpa".

Per la Minetti i magistrati potrebbero aver sbagliato - è sei sbagliano anche loro; tesi sostenuta dal SI e da tutta la destra per anni - per Berlusconi inizia a diventare una farsa. Non solo, diventa sempre più chiara l'azione politica dei magistrati che hanno un certo orientamento politico e usano per loro funzioni per colpire chi non la pensa come loro.

Non aver biasimato la frase di un magistrato "Meloni è pericolosa perché non ha scheletri nell'armadio" è uno dei segnali più evidenti. Il CSM non lo ha censurato, la stampa di sinistra ha ignorato la cosa considerandola forse normale.

Ora Travaglio deve provare a diventare l'unica verità possibile. L'unico a cui si può dar retta nonostante la verifica dei fatti.

La mazzata finale potrebbe arrivare dalla denuncia di Nicol Minetti. Non sarà sufficiente neppure quello.

Sarebbe necessaria invece una sinistra realmente garantista tanto da eliminare con la concretezza Le inchieste del "si dice", "alcuni sostengono", "parrebbe".

Sarebbe il primo passo verso una fase politica in cui potrebbe essere possibile scegliere una alternativa 

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