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Parole vacue

Lavoro!
Lavoro!
Lavoro!

Tutti gli oratori dello sciopero generale si riempivano la bocca con questa meravigliosa parola.

Nessun, soprattutto quelli della CGIL sapevano di cosa parlavano.

Ho sentito anche: "investimenti"
Del governo, ovviamente...

Tutto lontano dalla realtà dell'Italia non tenendo conto di ciò che la CGIL ha fatto in questi ultimi 70 anni: politica.
Politica per spingere sempre la stessa ideologia fallimentare, lontana dall'iniziativa privata, dall'unico modo in cui uno stato capitalista può andare avanti.
Allora il LAVORO della CGIL può solo crescere sull'albero dei sogni; del fallimento.

Lo Stato italiano è indebitato anche perché negli anni settanta si è fatto carico di industrie che non hanno retto (mai supportate dai governi, osteggiate dai sindacati) e che vivevano di perdite costanti mai governate da una vera economia di mercato.
Per  la CGIL andava benissimo: non è il mercato ma il lavoro che conta!
Non importa essere fallimentari ma lavorare; una follia.

Oggi ripetono le stesse litanie di 50 anni fa.
Non si può essere sindacalisti e sostenere ideologie così deleterie.

Ho partecipato di recente alla protesta Sarda contro le basi militari.
 - Molte delle face erano le stesse dello sciopero generale.
 Ci sono gli stacanovisti della protesta che non se ne perdono una: basta sfilare e loro sono felici -
Sono convinto anche io che sia opportuno ridurle; la Sardegna concede troppo ai militari e questi hanno fatto parecchi danni; non quelli che pensano gli ambientalisti ma tanti, troppi.

I discorsi degli oratori, però, non mi hanno convinto.
Niente basi militari (nessuna)
Niente industrie
Niente pale eoliche
Niente gas
Niente dighe
Niente solare disturbano lo skyline
Niente pesca
Niente di niente, insomma.
Niente turismo
Niente agricoltura, aggiungo io; elimina la natura endemica e la macchia mediterranea.

Non si capisce di cosa debba vivere l'Isola. Non si capisce dove debba arrivare il LAVORO.

Non esiste un'industria che non crei un minimo di inquinamento, persino quella informatica e del terziario.

Non esiste allevamento e/o coltivazione che non crei scarti e residui da smaltire.

Possiamo vivere di Cultura, dicono.
Cultura vuol dire turismo. Il turismo inquina ed è invadente devastante a volte.

Quindi bisogna operare delle scelte decise ed accettare i compromessi.
L'energia serve; serve per vivere e per crescere.
La "decrescita felice" non si può applicare alla nostra isola. Decresciamo un poco di più e siamo sotto terra.
Siamo un buon esempio di decrescita però. In questi anni hanno chiuso tutte le industrie (inquinanti); tanti sono a spasso e vivono con una cassa integrazione che finirà.
Non vedo prospettive. Non capisco neppure (seguendo il ragionamento di cui sopra) dove dovrebbero essere indirizzati gli INVESTIMENTI.
Tutti inquina, tutto sporca.
Come e  Dove dovrebbero trovare lavoro tutte queste brave persone che sono in gravissime difficoltà personali se dobbiamo "decrescere"?

Alla fine chi parla di certe cose ha le proprie sicurezze personali e nessuna aderenza alla realtà.

L'Isola di La Maddalena dopo l'eliminazione della base americana vive una profondissima crisi.
Recentemente ho assistito ad una protesta dei lavoratori e dell'indotto della Base militare NATO di Decimomannu.
Se  la NATO lascerà la base andranno a spasso centinaia di persone.

Ma noi vivremo di cultura quindi non ci saranno problemi


















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