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Sì, può cambiare

 Votare SÌ alla riforma della giustizia è un’occasione che l’Italia non può perdere.

I 5Stelle, nelle loro prime campagne elettorali, parlavano di “Casta”, riferendosi ai politici e non avevano tutti i torti. Dimenticavano però le altre due “caste” intoccabili del paese:  giornalisti e magistrati, sempre supportati dalla sinistra.

Lo diceva Gramsci, per raggiungere il potere, è necessario occupare la magistratura, l’insegnamento delle Lettere a scuola e l’informazione. Così ha fatto la sinistra italiana.

Per i giornalisti lo status ė venuto un poco meno. Lo erano in toto quando l’informazione italiana era monopolio della sinistra. L’unica voce contraria è stata, per lungo tempo, il Giornale di Montanelli, giornalista odiatissimo tanto da essere stato gambizzato dalle BR. 

Per il resto,  i redattori rossi,  venivano, difesi a ogni costo, in nome della libertà di stampa, anche quando le parole scritte erano criminali. Oggi c’è maggiore equilibrio quindi sono le fazioni che difendono i propri, perdendo così impatto mediatico. 

Restano i magistrati. Pur considerando che l’indipendenza della magistratura è essenziale per uno Stato democratico, non si  può avere una classe di lavoratori, qualunque essa sia, totalmente priva di responsabilità. 

Accade infatti che, giudicati dal CSM, ovvero dai loro stessi colleghi, i giudici, anche quelli più incapaci, ignoranti che fanno errori gravissimi, hanno come pena massima il trasferimento. Come se fare danni in periferia sia meno grave ,ma non solo.

Il magistrato del caso Manuella che tenne ingiustamente in carcere tre avvocati innocenti, ha finito la sua carriera nella corte di cassazione; stessa sorte per i disastrosi inquirenti del più famoso caso Tortora. Insomma, chi sbaglia non paga. Paghiamo più spesso noi cittadini quando, per esempio, l’ex sindaco di Napoli, Demagistris, già magistrato, intercettò, inutilmente, mezza Italia spendendo milioni di euro.

Anche quando lo Stato (con i soldi delle nostre tasse) rimborsa altri milioni di euro per gli errori giudiziari.

Per non dire del famoso Woodcock, che mise alla gogna tantissime persone in inchieste clamorose, dai costi altissimi, sempre finite nel nulla. Che dire poi di colui che persegue, pur a un passo dalla pensione e fuori dal suo ruolo, il generale Mori per la famosa “Trattativa Stato-mafia” sempre bocciata nei tribunali, nella segreta speranza di coinvolgere Berlusconi?

Demagistris le ha fatte troppo grosse ed è stato costretto a dimettersi, mentre gli altri, quasi tutti, sono rimasti al loro posto.

Nessun magistrato pare essere mai colpevole. 

Davigo, condannato da molti tribunali continua imperterrito con i ricorsi: lui è magistrato, non può sbagliare…


Non lo diventa di sicuro quando, secondo la tesi, tanto cara alla sinistra, usa la nota giustizia creativa, piegando, spesso, la legge alle proprie idee politiche. 

Cosa dire di quel giudice che ha negato la violenza carnale su una bimba di 10 anni, messa incinta, da un bengalese, per via della “cultura di lui” che non considera l’atto violento e la “consapevolezza “ della bimba. 

Con questa riforma, che non può che essere solo la prima, il potere delle correnti, specie quella più aggressiva di Magistratura Democratica, svilirebbe. Non andranno avanti “gli amici” ma i meritevoli. I poteri interni a le conventicole svanirebbero. Certo così le prescrizioni di Gramsci perderebbero un altro tassello e se la sinistra vorrà governare l’Italia dovrà farlo con i voti, convincendo gli italiani della bontà delle proprie soluzioni e non per via giudiziaria.


I magistrati devono fare i magistrati e applicare la legge non interpretarla. Non devono fare politica attiva perché i loro giudizi ne risulterebbero falsati.


Commenti

Giovanni ha detto…
Il comune cittadino dice un gran male degli operatori del diritto ..........perchè nei loro tribunali succede di tutto è di più.
Come puoi notare non parlo di magistrati(che sono operatore del diritto) ma il vero male parte da altri operatori del diritto.
Poi ci sono delle sezioni nel tribunali è delle cordate anche politiche.
Il danno proviene dai tribunali.
Diciamo che concordo con quello che scrivi.
Non sono nel diritto per caso - avevo altri sogni - ma ero "circondato". Ho respirato tribunali anche senza farne, in qualche modo, parte. Giusto come reporter in alcune occasioni. Comprendo il desiderio dei magistrati di rimanere "esenti" dalla legge, chi non lo vorrebbe? Però la loro è diventata una deriva pericolosa e, in qualche modo va fermata.

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