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Come in guerra

Come in guerra, la libertà di pensiero e l'integrazione devono essere bilaterali.

Integrazione è certamente la parola che riecheggia da ogni parte quando di parla di immigrazione.
Integrazione sembra il compito globale e unico degli Stati e dei cittadini ospitanti.
Loro sono ospiti e noi dobbiamo sacrificarci per ospitarli mantenerli e rispettare i loro credo e pensiero

Difficilmente si fa riferimento a quelli che sono i doveri di chi arriva.
Negli USA il pensiero è diverso: chi entra e chi vuole la carta verde deve sentirsi americano in toto ed il giuramento richiesto è illuminante.
Ci sono poi tanti altri adempimenti che sono necessari perché ci si debba sentire americani in toto


In Italia invece, gli ostacoli, posti dai governi di destra, sono solo dilatori e scoraggianti per la burocrazia (di cui siamo maestri) necessaria.

Niente che chieda realmente ai nuovi cittadini di rispettare il principi base della nostra libertà e della nostra costituzione.

Eppure dovrebbe essere una nostra legge, che dovrebbe essere più ampio nei concetti, quella che dovrebbe impedire certe derive totalitaristiche e antilibertarie: il divieto di ricostituzione del partito fascista.

Perché se ci si vuole integrare in un nuovo paese non si può agire come se il nostro credo, il nostro
pensiero, debba essere imposto a tutti con la forza.

Comunque la si voglia vedere, moderati o no, Maometto ha fatto questo tutta la vita (ucciso e sottomesso popolazioni alla sua religione), questo è l'ISLAM e la religione mussulmana.

Allora chi "deve essere" integrato deve rispettare le nostre libertà è DEVE VOLERSI INTEGRARE!

Altrimenti deve essere invitato a lasciare un paese che non approva.




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