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Dalla parte sbagliata

 La mia è una famiglia di destra.

Mio nonno era fascista. Certo una persona speciale. Aveva aderito per motivi suoi, complessi che non voglio discutere. Era anche una persona molto onesta, coerente e non ha mai amato chi, l'indomani della liberazione, aveva cambiato casacca con estrema naturalezza e incoerenza.

I discorsi in casa sono sempre stati di destra, quelli del MSI. Io ho vissuto l'adolescenza a cavallo fra i sessantottini e i post-sessantottini, certo nel pieno degli anni di piombo. Ero al liceo quando uccisero Aldo Moro.

Sebbene Cagliari non fosse proprio una città caldissima come Padova o Milano, anche qui si prendevano a botte fra rossi e neri senza episodi particolarmente drammatici.

Non erano solo discorsi quelli di casa mia ma anche candidature e ruoli politici d'opposizione, anche ad alto livello. Non potevo non venirne influenzato. Un mio cugino, con cui avevo in comune il nonno di cui sopra, più grande di me, aveva assorbito in pieno il 68. Ero alle medie quando assistevo alle infinite discussioni, sempre pacate, fra lui e mia madre. Si parlava sopratutto di comunismo.

La politica quindi era parte integrante della mia vita. 

Allo stesso modo l'aria che tirava prima e durante la mia permanenza nelle scuola superiori era la stessa. Il dibattito politico era dominato dalla sinistra. Alle assemblee parlavano quasi solo loro, le manifestazioni erano tutte con le bandiere rosse oppure nere con la "A" degli anarchici.

Caratterialmente - da adolescente è normale - mettevo in discussione tutto. Ricordo che, nonostante il mio trascorso elementare dalle suore, a dodici anni, smisi d'andare a messa perché giudicai troppo vaghe le fonti del cattolicesimo, Bibbia e Vangeli compresi.

Al liceo, nonostante una buona maggioranza dei miei compagni di scuola, non di classe, volesse mantenere una certa distanza dalla politica attiva, i "compagni" imperversavano e il dibattito con loro era forte. Si sentiva in tutta la città. C'era stato un assalto al teatro Massimo per chiedere l'ingresso gratuito per tutti al concerto della PFM.

In questo clima non potevo non pormi la domanda fondamentale: quanto subivo l'influenza della famiglia e quindi stavo veramente dalla parte giusta?

La dialettica inoltre era vinta dalla sinistra: lavoro, diritti, giustizia sociale. Padroni-Imprenditori sfruttatori, condizioni della socialità ridotta. Erano argomenti forti, difficili da contrastare.

Ai miei dubbi rispose clamorosamente una manifestazione oceanica. Allora se ne facevano tutti i giorni, forse in quell'occasione si protestava contro le stragi fasciste delle varie terribili bombe scoppiate fra Milano e Bologna.

Non partecipai ma rimasi in disparte a osservare. 

Si contestava la polizia e le forze dell'ordine, e questo mi dava già fastidio. Poi gli slogan più forti e generalizzati suonavano così: "Lenin, Stalin, Mao Tse Tung!".

Forse erano proprio in primi anni di liceo ma mi domandai quanto in quegli slogan ci fosse "moda" e omologazione e quanto d'incoscienza.

Perché se io, non certo un grande studioso, ero perfettamente cosciente dei disastri creati dai personaggi osannati, perché non lo erano anche i manifestanti più grandi di me?

Non era ancora arrivato lo "strappo" (finto o quasi) di Berlinguer ma la storia era conosciuta. Il Muro l'avevano costruito i Comunisti della DDR per non far fuggire i propri cittadini a Ovest e non viceversa.

Sapevo che le libertà nei paesi del Patto di Varsavia erano compresse. Che i carri armati sovietici avevano impedito la libertà di pensiero in nome del loro ideale imperialistico.

Perché in tanti non capivano quando era lampante, chiarissimo per tutti?

Qualcuno truccava le carte e io non volevo farmi imbrogliare.

Odiavo tutte le dittature. Odiavo le imposizioni, anche le regole. Discussi con mio padre dell'esistenza o meno del diritto naturale. Sono ancora convinto che non esista.

Perché tanti che chiedevano liberà, voto politico, amore libero ecc. ecc. desideravano poi essere compressi da regimi terribili e illiberali?

Non potevo essere dalla loro parte. Non potevo stare nemmeno con i fascisti. Mi faceva paura anche solo fare il militare per l'idea di dover obbedire a qualcuno.

Rimasi nel mezzo o quasi. Perché nel mezzo c'era la DC e non mi sembrava una soluzione. Li vedevo seduti al loro posto, incollati alle poltrone solo perché non ci poteva essere una vera alternativa.

Non sopportai le mosse di Moro quando, per rompere quell'equilibrio causato dalla loro incapacità e disonesta diffusa, voleva aprire a dei nuovi dittatori in camicia rossa. 

Perché Berlinguer, lui, il Santo, Santo non lo era. Strappava ma prendeva soldi. Voleva il Comunismo ma non avrebbe avuto la capacità e le forze per non obbedire all'Unione Sovietica.

Un'Italia Comunista, non capitalista, staccata dagli Stati Uniti e dai paesi Occidentali sarebbe certo finita nelle mani di Bréžnev.

Volevo un MIRACOLO!

Arrivato quasi con "Mani Pulite"

Che ha fatto piazza pulita di tutto tranne degli eredi di Togliatti.

Da allora sto ancora aspettando un paese normale. Con una Centro-Destra normale e un Centro-Sinistra normale affrancato dal massimalismo.


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