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Un deserto per l'Africa

Non si tratta del Sahara.
La Comunità Europea ha spalancato le porte agli agrumi del Marocco.
Per i liberisti puri sarebbe una buona notizia.
Le teorie terzomondiste esultano: "questo è un atto vero che favorisce le sviluppo dell'Africa!"

Io sono contrario.
Credo che prima di un atto come questo sia necessario rivedere tutta la politica agricola nazionale e comunitaria.
In tutti questi anni - a parte l'incapacità dei governi a difendere la nostra produzione - la CE ha giocato con contadini: "eliminate le vigne"; "ripiantate le vigne"; "contributi per il grano"; "via i contributi".
Non mi pare che questo sia un segno di liberismo così come le varie "quote" di produzione compresa quella del latte.
Se siamo legati ed imbrigliati da lacciuoli e dictat europei non capisco perché si debba aprire il mercato a qualcuno che non ne ha alcuno.

Ci sono anche altre considerazioni che vanno fatte.

La crisi delle nostre campagne ha radici antiche, i motivi sono tanti e non si possono riassumere qui.
Però è stato chiaro a tutti gli stati che non si potevano abbandonare completamente le campagne rendendoci completamente dipendenti da altri stati per quel che riguarda la nostra alimentazione.
(I russi minacciano a volte di tagliarci il gas, la Cina ci potrebbe, in futuro, tagliare pane, spaghetti e pomodori)
Questa considerazioni hanno portato gli incentivi oggi in atto per le campagne; da una facile osservazione, non bastano.
Se c'è un ritorno dei giovani verso le campagne, siamo ancora lontani da una agricoltura di nuovo traino dell'economia.

Le aperture indiscriminate da paesi il cui costo della vita e del lavoro sono molto più bassi del nostro porterebbero parecchi pericolosi risultati.

Le campagne già in sofferenza sarebbero ulteriormente abbandonate. La fascia di desertificazione (in Sardegna soprattutto) si amplierebbe: avremo un Isola morta.

Le terre sarebbero preda di speculatori e non è difficile capire cosa accadrebbe: cemento e deserto.

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