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Riflessioni sul femminicidio e sulle quote rosa

Per quel che riguarda femminicidio e quote rosa ho una certezza: c'è una mentalità da cambiare.
Ci sono ancora residui di quell'idea che il maschio sia dominante e che la perdita si questa supremazia sia un'offesa personale intima quasi un delitto.
Io penso anche che ci sia un senso di debolezza ed impotenza quando un uomo chiude tutte le altre strade lasciando solo quella della violenza, letale o meno.

Ci sarà certamente una componente di testosterone, una di quelle differenze fisiologiche che ESISTONO fra uomo e donna.

In ogni caso questo termine, Femminicidio, non mi va giù. Resta comunque un omicidio come gli altri.
Non diventa Ominicidio o Androcidio se a commetterlo è una donna o anche un altro uomo, magari per motivi passionali; non diventa Gaycidio per lo stesso motivo.

Rimaniamo quindi sul piano dell'educazione, considerando le giuste differenze senza prevaricazioni.
Gli uomini sardi, vittime secolari del matriarcato, non sono mai scesi in piazza.

Anche le "quote rosa" non mi piacciono. Del resto i generi, che la signora ex-ministra Kyenge voleva abolire, sono sempre più frammentati e sfumati.
Avremo bisogno anche di "quote gay" o "quote trasgender" o ancora "quote metrosexual" in futuro?

Non credo la strada dell'imposizione legislativa sia quella giusta.
Meglio una giusta campagna all'interno e all'esterno delle organizzazione politiche per modificare, ancora una volta, cultura e mentalità.

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