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Le prodezze di Tsipras

Non cederà ai ricatti ma...

1. Una rapida svalutazione della dracma rispetto alle altre valute. Ogni tentativo di agganciare la dracma all'euro e di bloccare il tasso di conversione sarebbe inutile (come nel caso dell'Argentina), a causa degli enormi deflussi di capitali e della diminuzione delle riserve valutarie.
2. La svalutazione porterebbe ad un aumento dell'inflazione, ad un livello superiore o pari al 40%, provocando una diminuzione del potere d'acquisto della popolazione greca.
3. La fuga di capitali e l'impennata dei subprime rappresenterebbero un colpo di grazia per l'intero sistema finanziario greco, già indebolito, che potrebbe crollare e prosciugare le risorse economiche.
4. In una situazione simile, sarebbe inevitabile il congelamento dei salari e delle pensioni per un certo periodo di tempo, almeno fino al recupero parziale delle liquidità. Le conseguenze dei disordini sociali che potrebbero seguire sono imprevedibili.
5. Il PIL dovrebbe "contrarsi" fino ai 2/3 dell'attività attuale.
6. Il debito pubblico della Grecia, attualmente a 322 miliardi di euro, aumenterebbe a causa della svalutazione della dracma, moltiplicando l'importo dei nostri prestiti.
7. Anche se, dopo la bancarotta, venisse sanata una parte del debito, l'operazione non sarebbe indolore. Sarebbero necessari un nuovo piano di salvataggio (dettato unicamente dal FMI) e l'adozione di misure molto rigide per il risanamento fiscale.
8. Anche il debito privato aumenterebbe a causa dell'esplosione dei tassi attivi e passivi. L'aumento dei tassi d'interesse rappresenterebbe un ostacolo anche per le imprese, impedendo loro di raccogliere capitali.
9. L'indebolimento del mercato, la svalutazione della dracma e la mancanza di finanziamenti causerebbero anche l'asfissia delle importazioni.
10. Il crollo delle importazioni comporterebbe, a sua volta, una carenza dei beni essenziali sul mercato poiché, come sappiamo, la Grecia non è autosufficiente per quanto riguarda l'approvvigionamento di materie prime ed è costretta a ricorrere alle importazioni da altri paesi.
11. C'è il rischio di un' invasione aggressiva da parte degli investitori stranieri, che rileverebbero imprese, beni immobili e pubblici a prezzi irrisori. Questo porterebbe ad una liquidazione del paese, oggi caldeggiata dai sostenitori della dracma.
12. L'isolamento diplomatico ed economico della Grecia non potrà creare le giuste condizioni per far fronte alle evoluzioni geopolitiche della regione ed alle pressioni dei paesi circostanti.
Ovviamente non dobbiamo basare le nostre previsioni su una soluzione tanto inutile quanto pericolosa come il ritorno alla dracma. Bisogna elaborare un piano a lungo termine che possa rendere la Grecia un paese europeo moderno e ben amministrato, con un'economia solida e libera dalle "patologie" che la affliggono in questo momento.
* Dimitrios Giokas è analista finanziario
Questo post è stato pubblicato orignariamente sull'HuffPost Greece ed è stato tradotto dal francese da Milena Sanfilippo

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