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Produttori d'invidia e poco altro

Sull'Unione Sarda on-line ho trovato questo articolo di Emanuele Dessì, noto, fra l'altro per l'amore verso l'ambiente e l'agricoltura.

ENERGIA, IL POPOLO DEL NO. ALLORA, SPEGNIAMO LA LUCE



Di cui condivido tutto ed anzi aggiungo qualcosa.

Dopo le truffe dell'industria calata dall'alto (voluta da tutta la sinistra sarda!!!) i Sardi diffidenti per natura lo sono diventati troppo.

Ora chiunque voglia produrre qualcosa o prenda qualche iniziativa sul territorio diventa un avversario;
esagero ma non troppo.

L'idea di questa nuova cultura bucolica (di cui la scrittrice Michela Murgia - forse candidata alla presidenza della Regione - è portabandiera) è che nulla si può toccare nulla si può modificare.

L'energia arriverà dalle pedalate di tutti sardi in bicicletta.
Poi a che serve l'energia?
Ognuno ha il suo giardinetto, ognuno l'orticello da cui trarre il sostentamento.
Pochi animali, solo per i fabbisogno della famiglia. Se abbiamo dei maiali possiamo riciclare tutto: dall'umido dei rifiuti alle ossa dell'animale con cui fare oggetti utili per la casa.

Guai ampliare l'attività, si diventa "padroni" e "schiavisti".
I vicini, per carattere dei miei conterranei, avranno da criticare e non aiuteranno certo l'attività anzi, potendo, l'affosseranno.

Questo è quel che produciamo da secoli: INVIDIA.

Pochi dei cognomi storici degli imprenditori sardi hanno suoni familiare per l'isola.
Spesso, viste le scarse risorse e l'ambiente ostile sono squali o diventati tali.
Hanno vissuto di risorse pubbliche, di imbroglietti, finanziamenti a fondo perduto, speculazioni edilizie.
Pochissimi hanno prodotto qualcosa di utile ed esportabile.
Soru c'è riuscito. Un mix di fortuna e abilità ha creato una fra le poche aziende importanti a livello nazionale (da tempo in crisi anche lei).

Tanti altri, la maggior parte, critica; impreca contro i ricchi (fuori dal barrio, fuori dai coglioni) non crea sinergie. Si svende però al primo continentale che mostra loro dei soldi: "così torno al mio campicello e vivo di rendita".

Queste non sono le premesse per lo sviluppo, queste non sono le premesse per essere indipendenti.




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